A differenza dell'Arabesque, l'Arabesque - Grotesque non è un passo di danza né una posa né una coreografica combinazione d'insieme, ma addirittura uno stile.

La storia della danza classica è notoriamente una serie di corsi e ricorsi, un'alternanza di nuovi stili e di avanguardie e di recupero di stilemi legati al passato; ma del resto questo è vero in qualsiasi arte. Il "nuovo" e contestato genere dell'Arabesque-Grotesque nasce appunto ispirandosi all'antichità ed ha la sua culla nella scuola di balletto francese, contrapponendo alla figura del "Bello ideale" codificato dall'Académie Royale de Danse fondata da Luigi XIV delle figure nuove e più libere, meno rigorose.

Ma occorre fare un passo indietro e risalire addirittura al pittore Raffaello, considerato fondatore dello stile decorativo all'antica ispirato agli affreschi delle antiche ville romane riscoperte nel XV secolo...

"Grottesca" è il nome di questo stile immaginoso, che torna di moda con gli scavi archeologici che riportano alla luce le città romane di Ercolano e Pompei con i loro coloratissimi affreschi, risparmiati dalla furia del vulcano che le seppellì nel I° secolo d. C. I tratti distintivi sono colori forti, saturi, architetture fantastiche e soprattutto le "chimere", figure mostruose o fiabesche che costituiscono elementi decorativi trascolorando senza soluzione di continuità dall'umano e dall'animale in ghirlande vegetali o motivi astratti: arabeschi, appunto.

In Francia a metà del '700 la "grotesque" prende appunto il nome di "arabesque", termine che vale sia per le arti figurative che per la danza. Alla perfezione apollinea si contrappone un nuovo stile fatto di atteggiamenti creati al di fuori dei canoni accademici, con passi e pose al limite dell'acrobazia, duramente contestati dai puristi del tempo.

Alla fine del '700 - inizi dell'800 l'arabesque inteso come posa è ai suoi inizi, ed è quasi un simbolo del nuovo stile; dunque anziché essere codificato con precisione come ai giorni nostri, è una figura libera caratterizzata da varie posizioni in avanti o indietro delle gambe e delle braccia: non per nulla Blasis scriverà che "le arabesques sono infinite".

Questa indeterminatezza preannuncia l'estetica del Romanticismo e insieme a un'esasperata ricerca di originalità susciterà le ire del mondo accademico che vedono in queste innovazioni una degenerazione dell'arte, che abbandona la tradizione. Jean Georges Noverre nelle sue Lettres sur la Danse del 1804 avrà parole durissime verso il nuovo stile, condannandone gli "atteggiamenti indecentemente eccessivi" rubati ad acrobati e saltimbanchi:

"...I danzatori ignorano che il genere Arabesque è troppo fantastico e troppo bizzarro per servire da modello alla loro arte. I pittori sostengono che l'Arabesque debba la sua nascita al delirio".